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Parliamone Insieme

 

Un paio di sguardi insieme ad un paio di complimenti, qualche frase romantica presa negli appositi siti e il gioco è fatto. Inizia cosi il corteggiamento, che per qualche strana ragione noi donne, prendiamo per un quasi innamoramento. Confusione data dal fatto che ci siamo bevuti troppi film e romanzi, e dal desiderio struggente che si annida nell’animo dell’uomo, quello di amare ed essere amati. A questo punto scatta, solitamente da parte dell’uomo, il classico e oramai noto invito che può avere più varianti; dalla cena, al cinema, alla passeggiata, secondo i tipi ed i casi. Invito che per la donna significa ore e ore di preparazione. Bagni infestati di creme, profumi, spazzole, trucchi. Armadi  messi sottosopra per cercare il capo giusto da indossare, “Questo è troppo audace: non voglio dare l’impressione che…, questo è troppo rigoroso penserà che sono impenetrabile, questo no, troppo aria da civetta”. Finalmente, forse, dopo ore a fissare l’armadio come se si fosse in adorazione, si arriva a scegliere quello giusto. Ma il vero dilemma arriva adesso, “Quali scarpe indosserò? Tacco basso: no troppo da scolaretta. Tacco 12  da vamp e a fine serata come ci arrivo dolente o piangente”? Pensieri molto profondi che portano le lancette dell’orologio quasi all’ora x e la superano pure, tanto da far aspettare quell’uomo, ignaro di tutto quel trambusto, sotto casa. Lui, che nella sua natura tanto semplice avrà impiegato mezz’ora al massimo per prepararsi, barba compresa. Verrebbe quasi da pensare alla superficialità dell’animo femminile che pensa solo all’esteriorità del suo essere, ma non è così. Poiché dietro quell’armadio messo a soqquadro, dietro quella toilette cosparsa di profumi e balocchi, c’é l’inconscia aspirazione di piacere: si vuole essere bella per lui, si vuole stupirlo, in poche parole si vuole portarlo a se. Ma l’uomo il più delle volte non coglie queste sfumature, non perché è un insensibile ma semplicemente perché è solo un uomo. E nella sua mente girano pochi pensieri, uno dei quali: riuscirò a concludere bene la serata?!! La donna avverte questo suo bisogno, e si sentirà defraudata di quel sogno antico che prevedeva, tra le altre cose, un andamento più lento! L’attenzione non è più posta su ciò che si sente avendolo accanto, se si sente aprire quella botola che si trova in mezzo allo sterno tra i seni, dove le emozioni hanno sede, ma su come ci si deve comportare. E qui di nuovo il dilemma come per le scarpe, “ Se cedo penserà che sono facile, se mi ritraggo forse non mi chiamerà più”. E in questo tira e molla di pensieri contrastanti, l’attenzione si sposta sul bisogno dell’altro, accantonando il proprio, perdendo così il senso vero del primo appuntamento. Qualcuno dirà: quale sarebbe il senso vero? Quando ci si siede a tavola, affamati per quanto si possa essere, non si inizia mai dal dolce, ci sono dei passaggi che vanno rispettati, “Al dolce ci arriverò se ne avrò voglia, se no rimanderò pregustando il momento propizio”. Chi ha orecchie, intenda.

Giovanna Ventimiglia

 

 

Traduzione fai da me.
Enna espugnabilissima, chi arriva comanda.

Un po' di storia

In data 8000 A.C.( di più o dimeno? fate voi) alcuni pazzi girovagando per la Sicilia , si trovarono presso una grande pozzanghera chiamata Pergusa , e li cominciò la nostra rovina, se fossero andati oltre ,di noi non ci sarebbe traccia.Ma questa è un' altra storia.Pare chi siano state ritrovate tracce del loro passaggio, e che questi reperti si trovino presso un palazzo in disuso
(Alessi), che in molti chiamano museo.
Con il passare degli anni un altro popolo, chiamati Sicani, stanchi di villeggiare alla Playa, o a Mondello, e non sopportando più di mangiare pesce, decisero di passare il resto dei loro giorni a mangiare verdura presso le nostre campagne.
Un giorno mentre raccoglievano finocchietti selvatici, per farsi la pasta con le sarde a mare, notarono ,aimè,un cucuzzolo.
Bello, pensarono, li staremo freschi, chi diceva si ,chi diceva no , decisero di convocare una riunione condominiale, e così con 20 voti a favore e 12 contro (come sempre) decisero di trasferirsi su quella montagnola.
Pare ,che poi, altri pazzi ('a ridaglie) i Siculi sentendo l' odore della pasta con i finocchietti e le sarde a mare e dei buccellati,si stabilirono, anche loro, in quel ridente villaggio.
Per i primi tempi, come in ogni condominio che si rispetti, litigavano sempre, e che ogni sera chiamavano le forze dell' ordine , ma vedendo che non ottenevano niente, fecero pace.
Da qui la storia la conoscete, Bizantini, Arabi (stanchi di vendere tappeti), Normanni, Svevi, a proposito, se ci becca Federico II
ci fa fare la fine del sorcio, visto come gli abbiamo ridotto la casa.
E poi, i più belli, gli Spagnoli, si hanno notizie sicure che la sera scorrazzavano lungo i viali della città sopra i loro tori non facendo dormire nessuno.Ogni tanto organizzavano delle corride nei vari locali notturni di via Roma. Poi un giorno ,per non farsi riconoscere da nessuno decisero di incapucciàrsi. Il resto ve lo racconto un' altra volta.

Il territorio

Circondata da una campagna dal verde intenso in primavera, e da un manto dorato in estate, è facilmente raggiungibile da una sola strada, si perchè ,le altre sono un completo disastro, e da una segnaletica da fare invidia agli Indiani, almeno loro avevano il fumo, noi la nebbia.
Si consiglia vivamente a qualche impavido turista di tirare avanti allo svincolo dell' autostrada, almeno più avanti troveranno adeguata accoglienza.

La città
Un tempo molto lontano, era una piccola bomboniera, poi con il tempo fu messa nelle mani di piccoli birbantelli di buona famiglia e decisero di romperla.
Allargando piazze, strade costruendo rotatorie,( che se becchiamo a chi gli è venuta questa idea, il più grande pezzetino del suo corpo lo porterà una formica) SCHERZO! etc.etc.etc.

La popolazione

Abitanti 27.000 circa, se contiamo cani, gatti, topi e negli ultimi tempi anche bisce la cifra si alza di parecchio.
Comandati da un signore, per cinque anni salvo complicazioni, chiamato Sindaco e da alcuni individui che ricoprono la carica di consiglieri assessori ecc.ecc.
Pare che dopo le elezioni si diano tutti alla macchia, nessuno sa dove si trovino esattamente.

Economia

In via di estinzione

Festività

Madonna della Visitazione 2 Luglio
Venerdì Santo ( se non piove)
N.B. A proposito dove sono le fiaccole?

BENVENUTI A ENNA.  (sic!)

Cinzia Viola

 

 

Per la mia eccessiva vanità, ho sempre rifiutato di portare gli occhiali, finché un giorno mi resi conto che troppe erano le volte che scambiavo Tizio per Caio, e che a furia di stringere gli occhi per avere una messa a fuoco più nitida, le rughe di espressione si erano fatte più evidenti. Fu allora che decisi per il bene degli altri ma soprattutto per il mio, che era arrivato il momento di andare dall’oculista. Due gradi e mezzo per occhio, questo era ciò che mi mancava.  Scelsi una montatura semplice, e in alternativa l’oculista mi suggerì le lentine, una piccola consolazione pensai.  Il bello arrivò quando avendole inserite per bene mi guardai allo specchio. Che spavento mi presi, chi era quell’immagine riflessa. Ero io, ma non ero io. Era un'altra me, che sinceramente non avevo mai visto prima. Continuavo a guardarmi, e più mi guardavo più non mi riconoscevo. Quante cose mi passarono per la mente in quell'istante. Ma allora la percezione che io ho di me stessa non è vera pensai, e gli altri mi vedono così o in quell’altro modo: ebbi paura. Mi allontanavo un po’ da quell’immagine, e poi mi avvicinavo ma l’effetto era sempre uguale.  Che orrore pensai, le borse sotto gli occhi, ma io non le avevo mai notate così tanto. L’espressione del mio viso, che a me era sempre piaciuto, ora sembrava quello di una donna più matura più rassegnata più stanca. E io sono andata in giro con questa faccia credendomi quell’altra donna ,che forse vedevo sbiadita come una vecchia fotografia dove non si distinguono bene le immagini, ma che mi rendeva tanto sicura di me stessa, piena di autostima e di orgoglio.  E qui cominciai a riflettere un po’ come Pirandello in “Uno nessuno e centomila”. Ma gli altri come mi vedono, come abitualmente mi vedo io, o come mi sto vedendo adesso? E  la percezione che si ha di se stessi corrisponde sempre al vero? O forse gli altri hanno ancora una visione diversa che non corrisponde ne a l’una n’è all’altra? Mi sono chiesta se noi  non  siamo altro che   frutto di ciò che crediamo di essere. Se i nostri successi o fallimenti, se la  nostra andatura così sicura di sé  o così impacciata, siano in qualche modo collegati a quello specchio. Quanto l’esteriorità influenza il nostro stile di vita, i nostri gesti, la postura?  E se non ci fossero specchi mi sono chiesta, cosa ci porterebbe ad assumere determinati comportamenti o atteggiamenti? La mia  mente era entrata in un labirinto, non sapevo dare risposte alle mie domande, e soprattutto non mi sapevo spiegare quell’altra me. Ma di una cosa ero certa, per sentirmi autenticamente me stessa  dovevo lasciare quell’immagine che sì imponeva dinanzi a me, ed evitare tutte le superfici dove era possibile specchiarsi una volta preso l’uscio. Oggi metto ancora le lentine, ma ho imparato a metterle dopo il trucco, perché anche quello era seriamente compromesso se le mettevo prima, dopotutto si dice occhio che non vede cuore che non duole.

Giovanna Ventimiglia

 

 

Vivo in questa città da sempre, sono nata in un quartiere di Enna Alta 50 anni fa dove vivo tuttora , i ricordi che mi legano a questa bellissima cittadina sono senza fine. Ricordo ,con grande nostalgia, l' infanzia trascorsa a giocare nelle tipiche stradine del centro storico (vaneddre), le grida allegre di decine di bambini che scorrazzavano per tutto il giorno ,in estate, il richiamo delle nostre madri alla sera per rincasare.Ci accontentavamo di poco, si giocava alla mamma e figlia, al quadrato, alla corda, con delle bambole o delle macchinine (per i maschietti) che ci accompagnavano per molti anni, e che custodivamo gelosamente stando attenti a non romperli.Avevamo allora, e lo abbiamo a tutto oggi, grande rispetto per le persone anziane, molte volte ci rivolgevamo loro dando del "Vossia" , ascoltando con interesse i consigli che ci venivano dati con grande saggezza .Era  consuetudine, durante il giorno, che ognuno si pulisse davanti la propria porta spazzando e lavando.Nessuno si lamentava se trovava una pupu di cane o di gatto in giro.Crescendo, adolescente, si cominciava ad andare in piazza(via Roma) per la passeggiata, solo in estate, e solo la domenica.   era il preteso per vedere il ragazzino che, magari,ci piaceva in quel momento.Non esistevano pub, caffè letterari, ritrovi per studenti annoiati,esisteva la mitica" Discoteca 21"gestita in maniera semplice dai fratelli Conte.Gli orari di questa discoteca erano 17,00-22,00.Entravamo di nascosto, con il pericolo che ci vedesse qualcuno della nostra famiglia(ed erano guai) e uscivamo di nascosto ,attraversando il tratto di via Lombardia di corsa con il serio pericolo che qualche macchina ci mettesse sotto.Poi più avanti, frequentando l'Istituto Tecnico Commerciale "Duca D"Aosta", avevo più tempo per uscire, il pomeriggio ci ritrovavamo davanti al bar "Rosso" con l' indimendicabile Commendatore Rosso, ed il mitico cane Trippi perennemente sdraiato davanti all' ingresso del bar.Ogni tanto il Commendatore Rosso usciva fuori con una arancino in mano e la dava al suo Trippi che quasi dormendo la divorava.Non avevamo nessun mezzo di locomozione, tranne i piedi, in pochi, i più facoltosi avevano il "Vespone" e credetemi , anche se erano bruttini sopra quelle "Vespe" erano bellissimi.Adesso , purtroppo, tante cose e situazioni, non esistono più, ci siamo persi per strada il senso di responsabilità per noi e verso gli altri, non abbiamo un briciolo di tolleranza, non vogliamo ,in nessun modo,ricordarci che eravamo e chi siamo, per non parlare poi delle enormi difficoltà nell' educare i nostri figli.

In una società che va sempre, secondo me, alla deriva trascinando dietro tutto quello che c'è di buono in ognuno di noi.

Cinzia Viola

 

 

 

 

 

“Ai miei tempi io…”. Quante volte ho sentito questa frase, modo di dire che la gente matura almeno anagraficamente, usa come strumento di persuasione mettendo in risalto l’esperienza propria, come quasi fosse stata l’esperienza di tutti. Frase scoraggiante, che  il più delle volte,  quasi sicuramente non aiuta la crescita  sociale e culturale dell’individuo. Certo è,  che chi  pronuncia questa frase si sente quasi in dovere di dover informare l’uditore che  una volta era più facile realizzare i propri sogni, o che una volta il ruolo  del capo di famiglia era non solo rispettato ma anche timorato e guai  a chi voleva alzare la voce per dire la sua, o ancora che il coraggio dimostrato in più occasioni, faceva di loro uomini veri, non come quelli di oggi che hanno paura di guardare oltre la siepe. E ancora, “non osare poiché osare significa rischiare figlio mio, cerca di accontentarti di ciò che ottieni ricorda chi si accontenta gode. Non puntare troppo in alto perché potresti rimanerci deluso, le porte sono aperte solo ad una categoria di persone quelle raccomandate, invano saranno i tuoi sacrifici e le rinunce che farai, poiché quelle porte rimarranno sempre chiuse”. Sicuramente chi dà questi consigli dall’alto della propria esperienza, crede sinceramente di cautelare la persona che ascolta da ogni rischio e pericolo,  quando invece gli sta inviando un netto messaggio. Quello di non essere ambizioso e tenace, di non aver ideali ma di accontentarsi passivamente di quel poco che otterrà, di accantonare la speranza,  in poche parole vivere una vita da mediocre. Sottovalutando le capacità individuali le doti e le virtù che ogni essere possiede, e in tal modo reprimere inconsciamente i propri desideri. Nessuno guarda mai lo stesso quadro nello stesso modo, ogni essere ha in sè un mondo proprio.  Il modo di percepire una cosa è diversa per ognuno di noi, le emozioni  che scaturiscono dal profondo non sono uguali per tutti, il modo d’interagire dinanzi ad una situazione può variare di volta in volta, i sogni di uno non sono necessariamente dell’altro. Pertanto ognuno è chiamato a rispondere a quelli che sono i propri bisogni le proprie tendenze, sfruttando le potenzialità e le capacità di cui dispone lasciandosi guidare dall’istinto e dalla ragione, ascoltando il proprio grido, azionando la stanza dei bottoni che è proprio dentro di lui. Cercando, provando, sperimentando, a volte anche scoraggiandosi per quello che non funziona, magari ricominciando cercando nuove soluzioni, ma di sicuro non arrendendosi pensando che tanto così va il mondo. Solo così l’uomo diventa parte integrante del mondo, misurandosi  a fronte alta con la vita. Per poi poter dire un giorno ai posteri, ho vissuto sognando un mondo ideale invece di adattarmi a una realtà mediocre, in questo modo non ho perso la speranza. Non mi sono accontentato di ciò che ho ottenuto, ma ho cercato di ottenere ciò che amavo, anche se non sempre ci sono riuscito, ma né è valsa la pena provare.

Giovanna Ventimiglia

 

 

 
Created By David Granata