- Stefano Rizzo, consigliere comunale del Partito Democratico ad Enna, per iniziare, che cosa accade nel PD ennese?
"Accade che quello che succede in altri posti, in particolare a Palermo, sta determinando ogni giorno e in maniera sempre più definitiva gli assetti. Quello che sta succedendo non comincia oggi, ricordo che in campagna elettorale, quando si paventò l'ipotesi di una lista d'area tutti noi temevamo che potesse succedere esattamente questo, avevamo visto giusto ma un po temevamo che potesse accadere. E' successo in maniera violenta subito dopo l'insediamento del Sindaco, non è successo solo ad Enna perchè alla Provincia lo schema che si tiene velatamente nascosto è lo schema che poi riprende l'assetto regionale e quindi secondo me lo schema da cui si dovrebbe ripartire è Palermo,si deve analizzare quello che succede a Palermo e sulla base di questo poi a cascata si può interpretare quello che succede nel PD ennese."
- In Consiglio comunale il Partito Democratico non riesce ad essere di grande sostegno all'amministrazione, sono poche le proposte e difficile il dibattito. Perchè?
"Il fatto che non sia di sostegno all'amministrazione lo contesto. Una cosa è l'attività del gruppo che sta facendo anche grazie a Salvatore (Cappa n.d.r.) un grande lavoro di mediazione e cucitura con altre forze politiche. Ricordo che noi non siamo maggioranza in consiglio comunale, noi siamo tredici, e costruiamo di volta in volta sulle proposte, maggioranze e faccio presente che in consiglio, a parte la prima delibera, non siamo ancora andati sotto. Sulla base di questo dico che il gruppo sta facendo un lavoro di sostegno non indifferente. Poi c'è da dire che il partito in generale, come massa critica, incontra una difficoltà e probabilmente paga la crisi dei partiti e lo scollamento che in questo momento c'è tra i vertici istituzionali e la popolazione, in maniera più diffusa: rispetto a questo c'è la difficoltà obbiettiva di essere massa critica, di far vivere nella città le scelte anche difficili che si prendono nella fase della vicenda amministrativa. Su questo c'è una difficoltà che non è del partito, è anche delle altre forze, ma più che altro è dell'organizzazione civile, sociale in generale. Questo è un problema che o si supera o ci saranno delle difficoltà. Quello che sta succedendo in Sicilia in questi giorni è il risultato di quello che ho appena detto: istituzionalmente non si controlla più l'umore e lo stomaco della gente."
- Tra Partito Democratico e Primavera Democratica è tutto finito, non c'è più storia, ma il PD non può andare avanti da solo, e allora, con chi andare?
"Detto così non è facile, la premessa da cui bisogna partire è questa: a Roma noi abbiamo un governo salva Italia che ha due colonne portanti di fatto, PD e PdL, governo ancora molto sbilanciato sulla base dei numeri parlamentari, a destra; il governo regionale, che è poi lo schema di riferimento in Sicilia, è un governo atipico, provocatoriamente si potrebbe dire che alcuni poteri hanno deciso di commissariare i gruppi politici tradizionali, lo schema politico di riferimento; i partiti politici di sostegno alla giunta tecnica sono stati divisi e hanno grandi contrasti al loro interno. Questo qui è lo schema di riferimento su cui si discute e sul quale i territori cominciano a costruire le loro alleanze, sulla base di questo io penso che insegnerà molto la vicenda amministrativa di Palermo che determinerà probabilmente gli scenari futuri. Probabilmente la logica delle alleanze con cui si discutendo in questi giorni nelle amministrative in provincia di Enna sarebbe stata diversa se la candidatura della Borsellino, orientata a sinistra, avesse avuto un altra storia, per riprendere un suo slogan."